sabato 7 maggio 2016

La terra diatomacea, dal passato un insetticida naturale



La terra diatomacea, chiamata anche farina fossile o tripoli è il residuo fossile di alghe unicellulari, dette diatomee, costituenti fondamentali del fitoplancton. La parete cellulare di queste alghe è ricca di silicio e formano grandi colonie. I loro residui fossili formano delle rocce sedimentarie che vengono macinate per ricavare la farina fossile. I giacimenti sono distribuiti in diverse parti del mondo  e risalgono fino ad 80 milioni di anni fa.

L’uso delle terre diatomacee come insetticidi naturali è molto antico e risale a circa 4000 anni fa, quando i Cinesi le utilizzavano per combattere alcuni fitofagi. Oggi sono impiegate in agricoltura biologica grazie alla loro sicurezza da un punto di vista ambientale e alla loro innocuità per l’uomo.


Diatomee fortemente ingrandite

Meccanismo d'azione



Le diatomee sono composte prevalentemente da biossido di silicio e svolgono la loro azione insetticida grazie alla capacità di assorbire i lipidi esterni della cuticola degli insetti. In questo modo essi muoiono per disidratazione nell’arco di qualche giorno. Questa azione è favorita dalle alte temperature e da bassa umidità relativa dell’ambiente. Possono inoltre agire per abrasione della cuticola, per soffocamento, o per lesioni  dell’apparato digerente, se ingerite.

Come usarle



Le terre diatomacee sono utilizzate prevalentemente per contrastare gli insetti dannosi per le derrate alimentari, nei magazzini di stoccaggio. Possono essere usate in tutti i luoghi dove le derrate sono trasportate o conservate: magazzini, container, silos, scatole, sacchi, taniche. Queste polveri vengono mescolate al prodotto da conservare in modo il più possibile uniforme ed avendo cura che l’umidità relativa sia inferiore al 13%. Sono particolarmente indicate per le granaglie come mais, frumento, orzo, riso, girasole, semi di leguminose, etc. Trovano impiego per la lotto contro numerosi parassiti delle derrate come calandre (Sitophilus spp.), Tenebrione mugnaio (Tenebrio molitor), tignola della farina (Ephestia kuehniella) e molti altri.


Vi sono inoltre molti studi per l’impiego delle terre diatomacee anche sulla chioma delle piante per proteggerle dai fitofagi come la carpocapsa del melo o la dorifora delle patate. Possono inoltre essere usate negli ambiente domestici contro scarafaggi e formiche, spolverandole nei punti di passaggio.


La farina fossile non è rischiosa per l’uomo e per gli animali domestici (è usata anche come additivo alimentare). In Italia è registrato il prodotto SilicoSec, a base di terra di diatomee. La farina fossile non lascia residui sulle derrate e non causano effetti avversi sulla molitura, sulla panificazione o sulla trasformazione del prodotto conservato. Sono quindi molto utili in particolare per le aziende biologiche che possono disporre di un valido insetticida naturale per conservare i cereali stoccati nei magazzini.